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16.11.06

Le petit prince

Queste sono alcune delle frasi più significative di un piccolo grande libro di Antoine de Saint-Exupéry:


E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.



Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti.



Guarderai le stelle, la notte. E' troppo piccolo da me perchè ti possa mostrare dove si trova la mia stella. E' meglio così. La mia stella sarà per te una delle stelle. Allora, tutte le stelle, ti piacerà guardarle... Tutte saranno tue amiche.


Eccole in francese, per apprezzarle al meglio:

Et tu n'as pas besoin de moi non plus. Je ne suis pour toi qu'un renard semblable à cent mille renards. Mais, si tu m'apprivoises, nous aurons besoin l'un de l'autre. Tu seras pour moi unique au monde. Je serai pour toi unique au monde...

Si tu viens, par example, à quatre heures de l'après-midi, dès trois heures je commencerai d'être heureux. Plus l'heure avancera, plus je me sentirai heureux. A quatre heures, déjà, je m'agiterai et m'inquiéterai: je découvrirai le prix du bonheur! Mais si tu viens n'importe quand, je ne saurai jamais à quelle heure m'habiller le cœur... Il faut des rites.

Tu regarderas, la nuit, les étoiles. C'est trop petit chez moi pour que je te montre où se trouve la mienne. C'est mieux comme ça. Mon étoile, ça sera pour toi une des étoiles. Alors, toutes les étoiles, tu aimeras les regarder... Elles seront toutes tes amies.

14.11.06

Gridare amore dal centro del mondo

fumetti giapponesi



Oggi ho acquistato e letto un graphic novel giapponese, davvero molto bello. Lo consiglio vivamente...

Gridare amore dal centro del mondo
storia di Katayama Kyōichi, disegni di Kazumi Kazui.



Ho conosciuto Aki e l'ho perduta.
Lei è rimasta al mio fianco e ha continuato a chiamarmi.
Ma perchè me ne rendessi conto, c'è voluto un po' di tempo.

Così inizia Gridare amore dal centro del mondo (in giapp. Sekai no Chūshin de, Ai wo Sakebu). Sakutaro sta andando in Australia portando con sè le ceneri di Aki, morta di leucemia a soli 17 anni. Nella terra che Aki ha sempre sognato, Saku-chan getterà le sue ceneri come gesto estremo d'amore. Il romanzo esplora, pagina dopo pagina, i ricordi di Sakutaro e del suo intenso e doloroso legame con Aki, fino all'epilogo finale.

13.11.06

Ma che farà sempre al computer, questo mio piccolo genio?

Dopo la laurea umanistica mi sono reso conto che senza conoscenze sempre più solide di informatica, del web, basi di programmazione e di comunicazione non sarei andato molto avanti in questo mondo così competitivo...

Come me, tanti altri giovani che, sempre più affascinati dalle innumerevoli potenzialità dei nuovi media, trascorrono sempre più tempo davanti lo schermo. Neologismi come blog, post, chattare, linkare e così via si sono imposti nel nostro vocabolario: le trasformazioni della società e, in senso macro, di una cultura, si possono misurare anche e soprattutto osservando come la lingua d'uso quotidiano si evolve e verso quale direzione. La nostra è ovviamente quella del web, dell'informatica, dei computer. Non solo più macchinari, ma tecnologia al servizio delle parole e della creatività di milioni di persone, sempre più abituati a vivere in una società multimediale.

Secondo uno studio condotto da EIAA, alla fine del 2005 risultava che l'utente italiano medio trascorreva ben 8 ore alla settimana online.

Ma che farà sempre al computer, questo mio piccolo genio?

12.11.06

Reykjavìk-Parigi 1-0

Mi piace guardare un film (in dvd) spesso se si tratta di un adattamento da un romanzo che ho letto. Notare similitudini, analogie o differenze con la fonte primaria è automatico e divertente.

Oggi mi sono sbizzarrito.

Pomeriggio: tuffo nel freddo pungente islandese, con un bellissimo film di produzione islandese-norvegese-danese-franco-tedesca: 101 Reykjavík, tratto dal romanzo omonimo e ambientato nella claustrofobica capitale islandese, con Victoria Abril e Hilmir Snær Guðnason. Rigorosamente in lingua originale sottotitolato in italiano.

DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE: UN CULT!

reykjavik

Sera (molto dopo cena): tuffo nella noia e nei luoghi comuni con Il codice Da Vinci, costosissima produzione hollywoodiana con Tom Hanks, Audrey Tautou(la brunetta de Il Magico mondo di Amélie) e Jean Reno. Ho resistito fino a quando si è raggiunto il massimo del pathos:


Hanks-Langdon: Sofie, sei tu il segreto. Sei tu il Sacro Graal...

Tautou-Sofie: Ohhhhh... (sorpresa)

SE NON AVETE NIENTE DI MEGLIO DA FARE...

codice da vinci

10.11.06

Le pupe e i secchioni: loro i nuovi modelli?

Questo è un risultato del mio blog-surfing di ieri.

In Italia, almeno tra gli under 30, chi sono i nuovi ricchi?
Leggete qui.

Volenti o nolenti, la TV (e per riflesso anche il web) ci propone come modelli vincenti dei personaggi che fino a qualche anno fa avrebbero avuto poche speranze di sopravvivere televisivamente parlando. E oggi, no, sono loro i nostri eroi.

Che il fenomeno "La Pupa e il Secchione" producesse una serie di estimatori di certi personaggi era da immaginarsi. Il format è americano , ma riadattato ovviamente per il mercato e il pubblico nostrano, in maniera forse alquanto grossolana. Ricordo bene la prima puntata, che ho seguito con spirito critico; i presentatori, ricordo, dissero che la "mission" del programma era quello di creare un ponte tra due mondi antitetici e diversi, quello dei secchioni, colti, intelligenti ma, diciamolo pure, sfigati e quello delle pupe, belle, simpatiche, intraprendenti ma minate da un'ignoranza senza fondo.

Il risultato di questo reality (ma subito ribattezzato comedy show) mascherato da esperimento sociologico?

Le pupe sono rimaste ignoranti, anzi, esaltano la loro mancanza di cultura e la considerano un pregio. E i secchioni, o pseudo tali, si sono rimbecilliti, tra prove di coraggio e di spettacolo di dubbio gusto (come le prove fisiche travestiti da ninja, perchè?). Sono comici, cercando di interpretare dei personaggi che non sono e non credo saranno mai. Anzi, più che comici, direi umoristici.

Scriveva Pirandello a tal proposito, tratto da L'Umorismo:

Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perchè pietosamente s'inganna che (...) riesca a trattenere a sè l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perchè appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico.

Leggendo questo passo, non sembra che alcuni dei nuovi idoli mass-mediatici de noartri assomiglino molto a questa descrizione che Pirandello traccia dell'umoristico?

Troppo semplice essere solo se stessi: per essere davvero qualcuno, bisogna studiare a applicarsi. E anche tanto. Anche se non è questa la strada più veloce.

Forse il vero messaggio che una trasmissione simile doveva trasmettere.

9.11.06

Teatro in vita, o vita in teatro?


Uno dei libri più belli che abbia mai letto, lo consiglio a quanti vogliono apprezzare una letteratura diversa dai canoni tradizionali.

Tratto da 101 Reykjavík, di Hallgrimúr Helgason:

Il teatro è un obitorio dove la vita viene messa in scena su assi di legno, e gli spettatori vengono convocati per l'identificazione. Si tira il sipario e appare la maschera mortuaria della vita, di un pallore freddo, il trucco dell'attore.

Un processo davanti alla sala piena e tutti confermano che l'autore è l'assassino ma dipende dalla sua capacità di manipolare la legge, dagli accorgimenti (...) se merita un verdetto da pubblicare sui giornali, l'ergastolo, una condizionale, o se se la cava per un pelo alla fine sul palco. Se merita di essere impiccato o osannato. Se il corpo viene sepolto immediatamente o tenuto sul palco fino a chissà quando (...).

I poeti: bastardi! Ladri patentati armati di stile. Sensibili stupratori della vita. Shakespeare & co. I pluriomicidi della storia (...).

Il teatro è un obitorio e la vita un cadavere.

Queste riflessioni sulla metateatralità mi ricordano molto lo Shakespeare dell'Henry V:

Can this cockpit hold
The vasty fields of France? or may we cram
Within this wooden O the very casques
That did affright the air at Agincourt

Quanto recitiamo nella vita? O è la vita una recita?